Colombabianca

Laura e Piero, piccole vittime di famiglie a pezzi: tra violenze vere e inventate PDF Stampa E-mail
ROMA- Il nome del suo papà, Laura lo ha sussurrato alla mamma in un orecchio, per non farsi sentire dal fratellino, o forse per non sentire la sua stessa voce, perché un sussurro è meno di una voce, e fa sembrare un nome un po’ meno legato a un volto, a una persona.
Aveva otto anni, Laura, quando ha raccontato alla mamma quel che le faceva papà sin da quando lei portava i pannolini, a casa e in altri luoghi, come l’appartamento «di un uomo cattivo» dove si facevano «quei brutti giochi», e c’erano anche altri bambini, e altri adulti, e si facevano le foto e i filmini, e tutte le altre cose spaventose che possono muoversi nella densità di un’ombra, di un ricordo che non si riesce ad affrontare, un incubo infantile, dal quale è difficile estrarre lineamenti, certezze, la forma precisa di un dolore, per poterlo rimuovere, prima che vada in metastasi. Laura, (nome di fantasia, come gli altri di bimbi che useremo), non ha ancora rimosso, neanche adesso, che di anni ne ha quattordici, e che una psicologa del Centro Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia, Francesca De Gregorio, le ha spiegato a lungo come puoi rompere la bolla di angoscia in cui sei segregata, e che ce la puoi fare, anche se, com’è accaduto a lei, possono occorrere anni.
Laura è riuscita finalmente a farla scoppiare l’altro giorno, la sua bolla, quando ha saputo che avevano arrestato suo padre, dopo la conferma della condanna in Cassazione. Allora, per la prima volta, ha chiesto alla mamma di poter invitare a casa le sue amiche, e la mamma ha forzato le labbra in un sorriso, sorridere non le riesce bene, dopo sette anni. Ora sorride di nuovo, sorride solo un po’, perché gli altri pedofili non li hanno mai trovati, e nessuno ha voluto occuparsi del suo caso tranne il Centro, e il suo ex marito ha ottenuto il minimo della pena tra patteggiamenti e indulto. Come peraltro, secondo un’indagine della ricercatrice Giuliana Olzai, accade nella stragrande maggioranza delle condanne per pedofilia. Nel caso del piccolo Piero, il sorriso lo ha perso, invece, il suo papà, accusato di abusi a suo figlio dall’ex moglie, ma erano menzogne, e lui aveva un bimbo che adesso non ha più: ha un figlio adolescente che non conosce, perché non lo vede da nove anni. L’ex moglie è scappata portandolo con sè, dopo che una perizia ha stabilito che Piero non era stato mai abusato. Da allora, nessuno li ha più visti. Accade spesso. Menzogne spudorate, agguati coniugali che possono rovinare la vita a un genitore, oppure richieste d’aiuto di bambini che cadono nel vuoto di un tempo indefinito, che può durare sette, dieci anni, lungo una via crucis di uffici, di perizie, di burocrazia, di parole fredde e personaggi opachi che non sanno rispondere al dolore.
Bimbi abusati e genitori calunniati. Dolori rovesciati e opposti, tenuti assieme dal cordone sfibrato dei legami famigliari, quando producono cancrene. Luigi Cancrini, direttore del Centro Aiuto, convenzionato con il dipartimento minori del Comune di Roma, allo scopo di fornire consulenza e assistenza ai servizi sociali e al Tribunale nei casi di bimbi maltrattati, ora racconta: «Da qualche tempo aumenta vertiginosamente la quantità di abusi famigliari che ci segnalano. Ne abbiamo ricevuti un’ottantina solo negli ultimi sei mesi, su una media precedente di circa cento all’anno. Arrivano quasi tutti dai tribunali civili, nell’ambito di casi di separazione con affido condiviso. Per metà sono fondati, per l’altra si tratta di menzogne di un genitore contro l’altro». E così l’affido condiviso, che con quell’aggettivo prometteva formule di armonia post­coniugale, non solo non ha mantenuto le promesse, ma è scivolato dentro un paradosso: la miccia di un ordigno. «Viene applicato anche nei casi di rapporti conflittuali, e il figlio diventa una proprietà contesa tra i genitori, come può essere la casa». Già, i genitori. Sono loro i responsabili della maggior parte di cinquecentosedici casi di maltrattamenti arrivati al Centro dal ’98 a oggi, per trascuramento e incuria, (25 per cento), vessazioni psicologiche, (21,23 per cento), violenza alla quale i bambini hanno assistito, (16,70), abuso sessuale, (10,98), maltrattamento fisico, (10, 50).
Sono stati i genitori praticare l’ottanta per cento degli abusi sessuali sui figli, e la quasi totalità degli altri maltrattamenti. Come il padre e la madre di Angela, due anni, che entrava e usciva dagli ospedali per perdite di sangue dal naso e dalla bocca, e infine quei due hanno confessato che la picchiavano, da quando aveva un anno. E la madre di Filippo e Caterina, che ha abusato di loro assieme a suo fratello quando erano piccolini, e un po’ alla volta i fratellini sono riusciti a raccontarlo alla psicologa, e ora vivono da sette anni in Casa Famiglia, e mamma e zio sono soltanto un brutto sogno, di quelli che ti svegli e non è vero niente, meno male, anche se sai che prima o poi quel sogno lo rifarai di nuovo. E quanti Piero e Laura, Giulia, Filippo e Caterina, bimbi smarriti nel proprio disagio come nel bosco Pollicino, a cercare briciole di affetto, di cure, di attenzioni, di certezze, a riempire di storie e di dolore certi numeri inquietanti.
Violenze che durano, nel sessanta per cento dei casi, da più di quattro anni. Che, nel novanta per cento dei casi, nessuno ha mai certificato. Che, nella maggioranza dei casi, sono iniziate quando il bambino aveva tra i quattro e i sei anni. Abusi sessuali commessi in quasi metà dei casi dal padre; che il cinquantotto per cento delle volte non durano da meno di tre anni; che vengono perpetrate, nell’ottantuno per cento dei casi, sulle femmine. Ecco cosa affiora sulla superficie di un immenso fiume di dolore che scorre nelle stanze del Centro tutti i giorni, «e alla fine i bimbi cominciano a fidarsi», «raccontano», «piangono», «abbandonano i sensi di colpa», «si lasciano aiutare».
C’è tutto negli occhi di Ester, Eliana, Chiara, Giulia, Antonella e tutte le altre, quel grande dolore, se lo portano a casa quando è sera, depositato nel cuore con tutte le domande dei bambini, quelle esternate e quelle non, quelle per la quali le risposte non bastano mai.

di MARINA LOMBARDO PIJOLA


 

Poesia

Siamo stanchi di essere merce di scambio

Siamo stanchi di vivere per metà

Siamo stanchi di essere chiamati deboli

Perché la vita ancora non ci ha foggiati

Ma siamo nati con una forza dentro

Che ci da il diritto di essere di vincere

Anche quando siamo sopraffatti

Anche quando si piange senza lacrime senza orgoglio

Fantony

Apello Fabio Petrolati

Appello al Sindaco di Roma Walter Veltroni.
La storia di Fabio Petrolati papà disperato, un caso che colomba bianca ha contribuito a risolvere.

Per conoscere completamente la sua storia clicca quì

Appello Gianni Furlanetto

Il Figlio di Furlanetto deve tornare a Firenze: Ordine del Giudice. Duro Colpo per Artemisia! Altro caso risolto al quale colomba bianca ha dato un forte sostegno e contributo senza timori o paure. Leggi la storia nel forum cliccando qui
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Aiutiamo Edoardo

Edoardo è un bambino che rischia la vita e soffre di una malattia molto rara, la Leucodistrofia Metacromatica. Ha bisogno del nostro aiuto per poter andare a curarsi in America e avere una vita davanti a sè. Per maggiori informazioni e per sapere come poterlo aiutare visitate il sito www.aiutiamoedoardo.it

 

Aiutiamo Denise

La piccola Sechi Denise, nata a Carbonia il 29/12/2003 é venuta alla nostra osservazione all'età di 13 mesi per grave e progressivo incremento ponderale. Gli accertamenti eseguiti hanno messo in evidenza una grave cerobropatia caratterizzata da aree di etoropatia subependimale con deformità a "dente molare" del tronco dell'encefalo. La paziente continua a presentare un patologico incremento ponderale al quale si associano gravi complicanze neuromotorie e respiratorie. Il papà e la mamma si sono rivolti a noi per un aiuto economico per i continui viaggi al Bambin Gesù di Roma alla ricerca di una cura per questa malattia. Ha soli 3 anni, pesa 62 Kg. e prende 19,5 Kg. all'anno. Insieme cercheremo di aiutarla a vivere bene.
Per aiutarla visitate il sito www.lealidellavita.com